A mio figlio

Mi piacciono le nostre chiacchierate in macchina. Mentre guido ci raccontiamo la giornata, ci scambiamo domande e risposte, ci ascoltiamo e cresciamo insieme, sempre un po’ di più.

Mi accorgo che ti addentri nei discorsi, quelli che sembrano così grandi per un bambino ancora piccolo, eppure sei lì e mi tendi la mano. A volte capita che ti tiro verso di me per tenerci al sicuro, altre volte invece, seguendo i consigli di chi in quei passi è già cresciuto, mi fido e mi affido a te. Così mi faccio tirare da te su quel filo sottile che ci spinge in avanti, sul quale troviamo un equilibrio tutto nostro. Allora mano nella mano camminiamo e intanto chiacchieriamo mettendo sempre nei nostri discorsi anche il tuo papà, anche quando è a lavoro, perché in tre si sta in equilibrio meglio.

Sai, quelle volte in cui cerco di metterti al riparo, in realtà metto al sicuro me stessa dalla paura di non sapere quale sia la cosa giusta da dire o da fare. In qualche modo te ne accorgi, così a distanza di giorni riprendi il discorso e mi riporti allo stesso punto, donandomi una nuova chance per riprendere il cammino. E in macchina tutto sembra più scorrevole e quel tragitto, seppur breve, diventa una risorsa preziosa. È il dono di un tempo tutto nostro in cui scambiarci pensieri. Così quell’auto diventa una mongolfiera e quel viaggio diventa l’occasione per guardare insieme verso l’orizzonte dove tutto è possibile perché lo costruiamo a piccoli passi. E senza paura di sbagliare. Grazie piccolo uomo!

Sono riuscita a scrivere questa riflessione grazie ad una mia cara amica, che ringrazio per i consigli e per avermi aiutato a guardarmi dentro con un’altra lente. Non mi ero accorta di aver messo a riparo me stessa fuggendo da una domanda con una vaga risposta. Non cito la mia amica perché so che leggendo si ritroverà in queste parole. Quindi, grazie per esserci!

 

 

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