Il libro Adottato anche tu? Allora siamo in due!… o forse di più! raccontato dalle autrici

Il libro “Adottato anche tu? Allora siamo in due! … o forse di più!” è l’ultimo che ho letto tutto d’un fiato. Una lettura dal ritmo veloce, appassionante che consiglio a tutte le famiglie adottive.

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Uno scambio di mail tra due adolescenti adottati

Nel libro ci sono tante storie di adozione e i protagonisti sono personaggi più o meno famosi. Così dopo aver divorato in un giorno tutte le pagine, il mio spirito giornalistico mi ha sussurrato nelle orecchie qualche domanda per le autrici, Sonia Negri e Sara Petoletti. Le loro risposte sono una grande risorsa e offrono molti spunti di riflessione per costruire passo dopo passo fondamenta resistenti e solide per un cammino adottivo il più sereno possibile. Scopriamo di più dalle loro parole.

Come è nata l’idea del libro Adottato anche tu? Allora siamo in due! … o forse di più! ?

Il libro è nato dal desiderio di raccontare storie di adozione di persone che sono diventate famose e hanno realizzato i loro sogni. Spesso chi ha avuto esperienze avverse nell’infanzia fa fatica a credere in se stesso e a sognare un futuro felice. I protagonisti del libro, quando hanno cominciato la loro corrispondenza via mail, erano esattamente così. Lily, molto insicura, non riusciva a pensare al suo futuro con serenità e si sentiva sola. Gabriel invece, all’apparenza spavaldo, in realtà non aveva la forza di cercare le risposte a tutte le domande che gli affollavano la mente e si sentiva incompreso da tutti.
Nessuno di loro due immaginava che ci fossero così tante persone al mondo che avevano vissuto esperienze ed emozioni simili alle loro! La ricerca delle storie contenute nel libro e alcuni incontri speciali hanno cambiato completamente la loro prospettiva!

Quale messaggio vi siete proposti di trasmettere?

Abbiamo scritto questo libro proprio con l’intento di raccontare le molteplici sfide dell’adozione e le diverse esperienze di chi ha saputo affrontarle con positività e forza tali da trasformarle in occasioni di successo.
Non siamo noi ad avere un messaggio da trasmettere, ma sono le singole storie, nelle loro somiglianze e diversità che hanno tanto da insegnare. Sta ai lettori leggerle con curiosità e lasciarsi coinvolgere nelle domande e nelle riflessioni dei protagonisti.

Nel libro ricorre l’immagine del volo, come lo spieghereste?      

Molte volte si tende a pensare che avere vissuto delle esperienze di vita dolorose e complesse, spesso traumatiche, sia la premessa per un futuro privo di una visione in prospettiva, quasi come se l’avere fatto esperienza di una storia difficile, nostro malgrado, non possa permetterci di fare altro se non di tenerci ancorati a terra, come una zavorra. Certo non possiamo immaginare che le nostre storie non abbiano un peso significativo, spesso determinante, nella nostra vita personale e di relazione, nel modo in cui costruiamo la nostra identità e individuiamo il nostro posto nel mondo; ma è altrettanto vero che proprio le risorse che mettiamo in campo per far fronte alle avversità, la conoscenza delle nostre fragilità e dei nostri punti di forza, le esperienze nuove e gratificanti che viviamo nella quotidianità, gli incontri di vita, possono avere un valore trasformativo, aiutandoci a dare un senso a quel dolore, a quella rabbia, a quel vuoto che abbiamo dentro, permettendoci di guardare con atteggiamento positivo al futuro.

Il percorso di Lily e Gabriel

Continuano le autrici: “I protagonisti del libro stanno cercando di trovare una propria collocazione nel mondo, pensarsi in una prospettiva futura, immaginare cosa saranno da grandi. Questo processo di crescita e di costruzione della propria identità di giovani adulti, non può però prescindere dall’avvio di un processo elaborativo legato alla propria adozione, che integri passato e presente, mettendo in ordine <<i puntini della propria storia>>, quelli di cui parla Steve Jobs, a suo modo un eroe dei nostri tempi, un uomo che non solo pensava al futuro ma, possiamo ben dirlo, lo anticipava! Ecco, le storie di vita raccolte nel libro attraverso interviste (esclusive ed imperdibili!) mostrano come ciascuno, a proprio modo, costruisca giorno dopo giorno il proprio futuro, “volando” con slancio ed entusiasmo verso obiettivi e progetti sempre nuovi. È una energia vitale contagiosa, una visione positiva verso il futuro quella che si respira tra le pagine del libro. Che il “volo” sia da un trampolino o che sia un runner a darci l’impressione di volare, o il testo di una canzone, o un viaggio di ritorno nel proprio Paese di origine, l’importante è riuscire a rialzarsi da terra, poggiarsi ben in equilibrio e “guardare oltre”.

 

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Entriamo sempre di più nel cuore del libro

Una delle frasi che mi ha fatto riflettere è quella pronunciata da Mario Balotelli in un’intervista di qualche anno fa, riportata nel libro.

Un bambino abbandonato non dimentica

Mi chiedo, come le famiglie possono sostenere il proprio figlio durante il percorso di vita, imparando a vivere la condizione adottiva nel modo più sereno possibile?

E’ una frase semplice, se ci pensiamo ovvia, come potrebbe essere altrimenti… ma allo stesso tempo così spiazzante per noi adulti, per noi genitori! Quanto ci fa sentire impotenti pensare che questi bambini, questi ragazzi porteranno con sé per sempre un vuoto e un dolore enormi, nonostante noi! Nonostante il nostro amore, la nostra vicinanza, i nostri sforzi di dare loro il massimo per compensare quel minimo, o quel niente. Ma dobbiamo, come loro – e forse questo ci può aiutare a capirli meglio, a condividere un pochino del loro dolore -, convivere con questo pensiero quasi inaccettabile: con la certezza che quella ferita rimarrà nel loro cuore, oltre che sulla loro pelle, come sempre più spesso capita di vedere e ascoltare nel racconto delle loro storie.

Gabriel, uno dei due protagonisti lascia trasparire un senso di fatica nel portare con sé uno dei doni dei suoi genitori di nascita: il colore della pelle. Una caratteristica che lo rende diverso dai coetanei con cui si relaziona e che talvolta, lascia intendere, sia causa di angherie.

Quali strumenti possiamo dare a questi ragazzi per vivere al meglio la loro vita, accettandosi nelle proprie origini?                                                                                              

Dare ascolto al loro dolore, alle loro parole di rabbia, alle loro domande il più delle volte senza risposta, accogliendo il senso di vuoto, di frustrazione, di inadeguatezza, di vergogna, di impotenza che li accompagna: ecco questa è la prima cosa che possiamo fare. Di qualsiasi storia si tratti, noi possiamo essere accanto a loro. Che immenso privilegio abbiamo, potere cercare di riparare a quel vuoto originario, oltre che accompagnare questi ragazzi verso una progressiva elaborazione della propria storia.
È proprio questo il modello di intervento proposto dal Servizio Specialistico di sostegno alle adozioni del CTA, Centro di Terapia dell’Adolescenza di Milano, struttura di eccellenza per il sostegno alle famiglie adottive, con cui entrambe collaboriamo da anni. Esso si fonda sull’idea che la famiglia adottiva rappresenti il contesto elettivo nel quale il bambino possa raggiungere una condizione di benessere, riappacificandosi con la propria storia e sviluppando risorse e competenze per un positivo adattamento. Risulta quindi fondamentale sostenere i genitori adottivi nell’assolvere gli specifici compiti evolutivi dell’adozione.
Lily e Gabriel hanno bisogno di parlare di sé, delle sensazioni che vivono nel presente ma anche di ciò che provano rispetto alla propria storia di abbandono. Domande, ricordi o assenza di ricordi, ipotesi, scenari possibili, somiglianze, vissuti di diversità legati al colore della pelle e, più in generale, all’essere figli adottivi. Noi adulti siamo pronti per ascoltarli? E se loro preferissero parlarne con un coetaneo? Be’, come vediamo, alla fine i genitori sono sempre messi in mezzo! Leggere per credere!

Il libro parla di “ricercatori di risposte”, di adolescenti alle prese con domande esistenziali che riportano prevalentemente alla ricerca di una propria identità ( somiglianze, ecc), come se solo queste risposte siano fondamentali per sentirsi davvero felici.

Quanto è adolescenza e quanto è adozione?                                                                        

Quando pensiamo agli anni dell’adolescenza tornano sicuramente alla mente di ciascuno ricordi di conflitti, a volte anche aspri, con chi ci stava vicino, una certa insofferenza alle imposizioni, la volontà di far valere il proprio punto di vista, la certezza di avere compreso ciò che era giusto per noi, e che di solito non coincideva mai con ciò che ci veniva detto dai genitori sino a quel momento. Ecco, questa è l’adolescenza per tutti: un rimescolamento di carte, una ridefinizione dei confini, delle distanze in famiglia e nel contesto sociale. Siamo sempre noi, i bambini di qualche anno prima, ma allo stesso tempo ci sentiamo diversi, pronti a sfidare i limiti, ma ancora bisognosi di sapere che, se cadiamo, c’è qualcuno che ci rialza e ci vuole (bene), comunque. E questo vale per tutti, non si tratta di adozione, ma di tappe evolutive nel nostro percorso di crescita. Se però pensiamo ad un adolescente che ha esperienza di adozione, come ci mostrano le storie di “Adottato anche tu?”, la situazione si fa più complessa, e questo per svariati motivi.
Perché l’adozione ha in sé delle specificità legate alla storia di questi ragazzi, ai vissuti e agli stati emotivi che sentono dentro, spesso cosi difficili da contenere e gestire, che a volte possono esplodere come un vulcano. Senza dimenticare poi il tema della somiglianza, o meglio della diversità, dell’impossibilità di rispecchiarsi fisicamente nei genitori adottivi, e della inevitabile necessità di fare i conti con due coppie di genitori, quelli biologici e, appunto, quelli adottivi.
In un periodo fondamentale per la costruzione della propria identità, pensare e ripensare alla propria appartenenza, alle proprie origini e al senso degli accadimenti della propria storia, non è cosa da poco. Sarà una lunga adolescenza… attrezziamoci!
Come non consigliarvi quindi di leggere “Adottato anche tu?”, un libro che può rivelarsi, a nostro parere, un utile strumento proprio per i genitori adottivi: uno spaccato del mondo adolescenziale che, con la disarmante schiettezza che solo i ragazzi possiedono, pone dinnanzi le sfide che l’adolescenza adottiva porta con sé.

Ho colto nel dialogo dei ragazzi la preoccupazione di aprirsi ai genitori: da una parte per le troppe domande che riceverebbero e che si aggiungerebbero a quelle che già si pongono, dall’altra come timore di dar loro dei pensieri. Cosa ne pensate?

Il rapporto tra genitori e figli è sempre complesso, soprattutto in adolescenza, quando i ragazzi cominciano a sentirsi abbastanza grandi per “fare da soli”, ma al contempo hanno un forte bisogno dei genitori che rimangono un punto di riferimento insostituibile per affrontare il passaggio al mondo degli adulti. Lily e Gabriel non sono esenti da questa ambivalenza: vorrebbero pensare alla propria storia senza coinvolgere i genitori, senza dare loro preoccupazioni, senza svelare i propri sentimenti più profondi, senza correre il rischio di incomprensioni, domande, giudizi, discussioni… ma nello stesso tempo hanno un grande bisogno di confrontarsi con loro e di sentirsi sostenuti in un percorso incerto.
A questo, nell’adolescenza adottiva, si aggiunge un conflitto interiore che vede i ragazzi fare i conti con quattro diversi genitori, due presenti quotidianamente nella loro vita e due …altrettanto presenti nei pensieri!
Pensare alle proprie origini, riordinare i ricordi, cercare di comprendere tutti gli eventi della propria vita e riuscire a integrare il passato con il presente è per gli adolescenti adottivi un compito molto impegnativo e faticoso. E, come ci hanno insegnato moltissimi tra i personaggi raccontati nel nostro libro, è un percorso che dura tutta la vita e non si esaurisce certo con l’adolescenza.

Vivian Lamarque, intervistata dai protagonisti, racconta la sua storia adottiva e dice:

Le ferite si sono ormai sanate, le cicatrici non fanno quasi più male (un pochino quando… cambia il tempo)…Che i punti deboli di ciascuno di voi possano trasformarsi in punti di forza, questo il mio augurio a tutti voi.

Aggiungono le autrici: “Ed è anche il nostro! Lo rivolgiamo con affetto ai ragazzi, ai genitori, alle famiglie, con il desiderio sincero che il nostro libro sia da incoraggiamento per tutti!”.

Un ringraziamento a Sonia Negri e a Sara Petoletti per averci parlato del loro libro e del grande valore raccolto in queste pagine. Continua a seguirle sulla pagina Facebook dedicato al libroTante storie, grandi emozioni!

 

 

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