Anche le mamme hanno paura

Prima di essere mamma sono donna e prima di diventarlo ero una bambina. Crescendo mi sono portata dietro qualche paura e poi all’improvviso mi sono scoperta coraggiosa. Ho attraversato difficoltà, momenti di crisi, prove che a volte ci si trova davanti nella vita e in cui ho saputo stare, ma non sempre così facilmente e senza cicatrici. Anzi…

Il passato

Avevo appena 20 anni quando un medico, tentando una diagnosi del problema che tormentava i miei nervi ottici, mi disse che sarei diventata cieca. Ricordo la grande paura, temevo quel buio che avrebbe potuto separarmi da ciò che mi circondava e il non poter vedere mai quel figlio di cui un giorno sarei diventata madre. Non che volessi un figlio a 20 anni ma nel mio futuro sì, lo desideravo.

Per fortuna le cose sono andate diversamente. Non sono diventata cieca anche se porto con me un paio di nervi ottici malconci e un paio di occhi non proprio ben funzionanti. Così diventando mamma ho potuto incontrare lo sguardo di mio figlio nel nostro primo incontro e ancora, giorno dopo giorno, mentre lo guardo crescere.

Paure che ritornano

Recentemente ho subito un intervento all’occhio per un distacco di retina e mi sono ritrovata davanti a quella paura. Questa volta però avevo un vantaggio, un occhio almeno funzionava.

Mio marito era accanto a me, non mi ha lasciato un attimo. Sono entrata in sala operatoria temendo che qualcosa nella mia vita sarebbe cambiata. A quel punto mi sono stretta nei miei pensieri, senza in realtà riuscire a pensare a nulla.

Tutto è andato come doveva e il giorno dopo sono stata dimessa.

Un nuovo giorno

Mio marito ed io avevamo promesso a nostro figlio che sarebbero venuti a prendermi insieme. Eravamo così preoccupati di come avrebbe vissuto il giorno dell’operazione e quella prima notte senza di me. Eppure era andato all’asilo abbastanza sereno, aveva giocato e aveva detto alla maestra che avrebbe messo la camicia e la cravatta per venire a prendermi. Lui chiede di mettere la cravatta nei giorni di festa e sapere che per lui lo era, mi ha emozionato.

Mio marito e mio figlio mi attendevano in auto, con me portavo un occhio livido, dolorante e un paio di lenti da sole. Mio figlio vedendomi si è emozionato. Contento, mi chiese di togliere gli occhiali. E’ rimasto colpito da quell’occhio socchiuso e violaceo, poi mi ha tirato accanto a sé, mentre anche i miei occhi si riempivano di lacrime.

La paura che mio figlio non riuscisse a guardarmi

Durante il giorno ricordo di aver cercato di rassicurarlo con parole e gesti, poi abbiamo trovato un gioco da fare insieme: mio marito si sarebbe preso cura di me e lui gli avrebbe fatto da assistente. Avrebbe controllato giorno dopo giorno se l’occhio era un poco più aperto e se cambiava colore. Lo chiamammo l’occhio arcobaleno.

Ancora stamattina dopo due settimane guardandomi con gli occhi sgranati mi ha detto:

Mamma sei guarita, l’occhio è aperto e il livido non c’è più. Sai, avevo paura che non guarivi mai.

Gli ho risposto che anche io ho avuto un po’ di paura per l’operazione all’occhio. Poi, ci siamo abbracciati stretti e ci siamo promessi che al più presto torneremo a correre insieme.

In tutta questa storia ho avuto paura che qualcosa nella nostra vita sarebbe cambiato, che in qualche modo la mia vista sarebbe stata compromessa. Fortunatamente dai primi controlli pare sia andato tutto bene, sono positiva. Comunque credo che qualcosa sia cambiato perché le esperienze fanno sempre crescere, anche quando si riconoscono le proprie paure.

Comments 4

  • Cara Sara, sei sempre stata nei pensieri e nel cuore dei tuoi amici

  • Carissima Mamma straordinaria mi hai fatto commuovere tantissimo e comprendere che dobbiamo condividere le nostre paure ed ansie con i nostri figli che amiamo tantissimo piuttosto che tener loro nascoste le nostre fragilità. Grazie del tuo racconto. Macò

    • Grazie di cuore. Come dice mio figlio quando ci siamo conosciuti eravamo tutti e tre degli esordienti, a distanza di tempo credo che ci sia sempre da imparare, anche quando parliamo delle emozioni che ci nascondo dentro. Un caro saluto

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