Come affrontare i cambiamenti con i bambini, partendo da “Il filo di Arianna”

Per parlarti del libro “Il filo di Arianna. Genitorialità e adozione: dubbi e possibili risposte” che ho scritto a quattro mani con Franco Carola, ho scelto il capitolo che parla di come affrontare i cambiamenti con i bambini. Il cambiamento – infatti- nelle molteplici sfumature, può disorientare e spesso i genitori si domandano cosa sia meglio fare per aiutare i figli. Inoltre, ho deciso di proporti il ventunesimo capitolo anche perchè il libro è stato pubblicato a dicembre 2021 per la Collana “Genitori si diventa” Edizioni ETS e questo articolo è una buona occasione per celebrare l’anno passato, guardando al futuro, ai percorsi, agli incroci di vite e a tutto quello che verrà in questo 2022.

Dunque, prima di entrare nel cuore del capitolo “Un invito al mistero”, desidero dirti come è nato questo libro. Infatti, “Il filo di Arianna” non parla soltanto di come affrontare i cambiamenti con i bambini, ma di genitorialità e adozione, di temi che riguardano genitori e figli nella fascia di età 0-8 anni, ed è pensato per i genitori adottivi, ma non solo. Partendo da alcuni interrogativi davanti ai quali ogni genitore può trovarsi, con Franco abbiamo dato vita ad un dialogo e un confronto tra una mamma e uno psicologo – psicoterapeuta.

libro post adozione

Di seguito, ora, il brano in cui potrai riconoscere le due voci, la mia – quella che qui vedi indicata in corsivo – e quella di Franco Carola in stampatello minuscolo.

Come affrontare i cambiamenti con i bambini: dialogo tra una mamma e uno psicologo

Nuovo per me è cambiamento, movimento di pensieri, azioni e sensazioni. È come il vento del nord che quando soffia può portare bel tempo ma non solo. Curiosa di sapere cosa pensasse mio figlio che allora aveva quasi sette anni, gli ho domandato: «Secondo te cosa vuol dire la parola nuovo se si tratta di qualcosa che fai per la prima volta?». E lui contento di essere stato interpellato mi ha detto: «Mamma, per un’avventura nuova ci vuole energia e voglia di fare il proprio meglio».

La novità è innanzitutto mistero

Il nuovo è ciò che non si conosce, che è da sperimentare, metabolizzare e, lentamente, assorbire nel proprio bagaglio esistenziale. L’inaccessibilità ad una memoria che possa decodificare un evento fino ad ora completamente inedito, ci rende generalmente titubanti nell’aprirci a ciò che non sappiamo, a meno che non abbiamo già avuto modo di confrontarci con l’ignoto e ne siamo risultati arricchiti. L’attrazione per ciò che non si sa nasce da una intrinseca curiosità, tipica dell’innocenza, ma anche dal sentirsi incoraggiati nell’approfondire l’ignoto da parte di un adulto di cui ci fidiamo. Queste le prime basi; poi saranno le esperienze stesse a motivarci più o meno verso ciò che non conosciamo e a creare una specifica attitudine al nuovo che ci contraddistinguerà. Esser presi per mano, in maniera fisica o metaforica, e condotti da una persona esperta verso un’esperienza mai fatta, ci consentirà sì di esprimere un’iniziale riluttanza, ma anche di predisporci con fiducia verso la novità.

Condurre in un’esperienza nuova

Un bambino che abbia affrontato un distacco, l’inserimento in una struttura e poi in una nuova casa, con nuove persone a cui affidarsi, se, da un lato, sembrerà più adattabile, dall’altro sarà anche qualcuno per cui il nuovo coinciderà con passaggi epocali, con cambi di rotta subitanei e non sempre benefici. Il piccolo con un tale passato necessiterà di pazienza nell’esser condotto in ogni esperienza nuova, dalla più semplice, alla più complessa. Potrebbe anche sorprendere vederlo molto ben disposto a situazioni nuove e complesse come la scuola e molto riluttante su nuovi cibi o cambi di strada. La predisposizione alla novità andrà di pari passo con la sua capacità di fronteggiar lo stress adattivo a cui verrà chiamato e alla significatività per lui di quell’evento inedito, che starà accadendo in quello specifico momento. Dovrà comunque esser sempre invitato, non spinto. E, quando si invita qualcuno, va messo in conto che tale invito possa venir rifiutato, che il bambino non si senta pronto. Pazienza, tempo e serenità: la vita offre scenari nuovi ad ogni attimo che passa. Se non sarà oggi, ci proveremo domani. L’invito, però, resta sempre valido.

“Il filo di Arianna”: un gomitolo da srotolare

Nella prefazione del libro, Anna Guerrieri – direttrice della Collana editoriale insieme a Simone Berti – scrive:

Troverete in queste pagine un dialogo e un confronto. Questo è il filo, il gomitolo da srotolare, questo scambio tra chi chiede e chi dà, questo non chiudere mai il discorso su una domanda una volta per tutte (le domande tornano e cambiano) e una risposta una volta per sempre (le risposte tornano e cambiano). Nel loro incontrarsi, Sara domandando e Franco offrendo una possibile risposta, ci portano in viaggio ma non attraversano paesaggi di asfalto e cemento, non parlano di certezze certe o verità assolute. Non ci sarà alla fine un labirintico intrico di ricette da seguire. Loro ci portano attraverso sentieri mutevoli in cui è possibile permettersi dubbi, offrire possibilità, immaginare significati, aprire spiragli.

Questo passaggio credo rappresenti l’essenza de “Il filo di Arianna”, un libro che attraverso le sue pagine rivela la sua grande bellezza, ovvero la molteplicità di storie e di possibilità.

Scopri di più leggendo l’anteprima sul sito della casa editrice Edizioni ETS, dove puoi anche acquistare il volume e conoscere tutti i titoli della Collana Genitori di diventa, l’unica raccolta di libri dedicata all’adozione (della stessa fa parte anche “Su mamma, prendimi in braccio” di cui puoi leggere su questo blog).

 

 

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