Giorni di possibilità

1 limone spremuto, 200 ml d’acqua, scorza di limone grattugiata, 2 chupa chups furbetti di quelli che frizzano in bocca. Ecco gli ingredienti che il mio ometto ha scelto accuratamente per per aiutare i medici a trovare il vaccino e sconfiggere il virus, dicendo: <<Mamma, così potrò tornare a scuola dai miei amici>>. Così, ieri, abbiamo trascorso il pomeriggio, prima con un video che mi ha chiesto di fargli mentre raccontava le regole per difenderci dal Coronavirus e bloccarlo, perché smetta di saltare tra le persone, poi, con un esperimento per essere di aiuto e tornare alla normalità. Appena pronta e conservata in una bottiglia ha chiesto al papà: <<Domani, quando vai a lavoro, portala ai medici. Grazie>>.

Questo tempo incerto, sospeso, un po’ stretto in alcuni momenti, disegna strade nuove e sarà qualcosa che rimarrà appiccicato anche ai nostri bimbi. Loro che annusano l’emotività dei grandi, la assorbono, la trasformano,insieme a quel pizzico di confusione portato da una situazione tanto imprevista.

Fiato sospeso

 

Da mamma, mi sono resa conto che dalla chiusura improvvisa delle scuole, ho sentito un senso di forte smarrimento e ansia per riuscire a rimanere a galla e gestire una giornata intera con figlio a casa, lavoro (che per me è abitualmente da remoto), casa. Poi, qualche mattina fa, davanti allo specchio, ho visto una faccia piccola, pallida, con occhi piccoli e una stanchezza mentale ed emotiva che era lì, nemmeno troppo nascosta. Intanto, mentre mio figlio chiamava per giocare con lui, io mi sentivo scalpitante in una lentezza forzata. In quel momento mi son detta: <<Oh, sveglia, questo tempo è prezioso>>. L’ansia è iniziata a calare, almeno quella prestazionale, non certo quella per l’emergenza sanitaria che ci mette davanti alla responsabilità di fermarci per fermarla. Quello è stato il punto di svolta, con la consapevolezza di essere più vulnerabili a volte, anche spaventati magari e concederci la possibilità di destrutturare il tempo e quello che porta, per costruire nuovi equilibri.

Ossigeno

 

Mio figlio ha iniziato a sentir parlare di Coronavirus da noi grandi e dalla TV. Dal primo momento abbiamo lasciato aperta la porta delle domande, come facciamo sempre, per dare risposte di realtà, concrete, a misura di bimbo. Parole scelte per non indurre pensieri ma pensare assieme, parlare, starsi vicini anche nella confusione di una situazione che ci ha trovato impreparati. Tutti.

Trasformare un momento faticoso in possibilità

Ecco cosa stiamo imparando dalle piccole e grandi frustrazioni, dalle arrabbiature, da quello che ci dà fastidio. Insomma, nei momenti difficili bisogna imparare a stare e se quando ci sono, sappiamo vedere quello spiraglio di luce da inseguire, ci si sta più consapevoli, accettando e con uno sguardo aperto a guardare oltre.

Domande con dentro emozioni

<<E se perdo la prima elementare?>>

<<Cosa stanno facendo i miei amici adesso?>>
<<E se il mio amico non vuole più esserlo perché non possiamo vederci?>>
<<E se non vedo più i miei amici?>>

Questi ed altri, gli interrogativi di questi giorni, uniti al cercare di tenere insieme pezzi di routine, senza perdere di vista mamma e papà, cercando rassicurazione su dove sono i nonni, gli amici, con la voglia di sentire che tutto tornerà come prima, sentirlo forte, attraverso le parole e i gesti di noi grandi. A questo si aggiunge la voglia di fratellanza che ogni tanto torna e che a volte si trasforma nell’adozione di un peluche di casa, che diventa fratello da accudire e festeggiare, confidente di pensieri e racconti.

Tante emozioni, alcune, le più pesanti, che a volte diventano grasse risate, a volte sguardi un po’ furbetti con monellerie al seguito, a volte tzunami, a volte pianti e ricerca di abbracci stretti.

Giocare, sperimentare

Mentre si #restaacasa si possono fare grandi esperienze. Così per sentire la presenza anche nella distanza, sfruttiamo la tecnologia. Videochiamate su Whatsapp, piattaforme online come Skype e l’e-mail sono esempi per stare in contatto con chi desideriamo, senza uscire di casa. Mio figlio fa parte di una generazione che è attratta dal digitale e, che, nei tempi e modi giusti, utilizza PC per scrivere su Word, Paint per disegnare, Internet per piccole ricerche accompagnate da mamma e papà e, ora, anche l’e-mail per scrivere ad amici e persone care.

Ieri ha ricevuto la mail del suo padrino che gli chiedeva se aveva finito di organizzare il giro intorno al mondo e quale sarebbe stata la prima tappa. Poco dopo l’ometto ha risposto <<Il Giappone>>. Poi, ha mandato un’e-mail alla sua amica Giorgia per invitarla a vedersi su Skype e, ieri sera, ha ricevuto la sua prima videochiamata WhatsApp (sul cellulare di mamma) dalla sua amica di scuola. Dovevano vedersi per merenda, ma abbiamo annullato tutto qualche giorno fa. È stato emozionante vederli, felici di vedersi. Distanti, eppure vicini.

Il mondo si può esplorare anche da fermi, con quel che abbiamo a disposizione e creando possibilità.

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