In ascolto – 1°parte

E’ trascorso più di un anno ormai da quando mio figlio ha iniziato la scuola dell’infanzia. Mentre lui diventa ogni giorno più grande, anche io sento di essere cresciuta come mamma.

Quando cercavo una scuola su misura

Ricordo quando ancora stavamo cercando quella giusta e quando in una di quelle che poi non avremmo scelto, un’insegnante ci disse <<I bambini per noi sono tutti uguali>>. Ricordo che quella frase al tempo mi aveva fatto ribollire il sangue. Da quel giorno ci sono stati molti cambiamenti, oltre alla crescita di mio figlio intendo. Sì perché piano piano mi sono resa conto di quanto i presupposti da cui ero partita fossero sbagliati.

Io volevo una scuola, anzi una maestra esperta di adozione, che fosse sempre pronta a rispondere alle domande improvvise di mio figlio, qualora ne fossero arrivate, che guidasse mio figlio nel riconoscersi come gli altri nel suo essere somaticamente diverso ecc. Per fortuna, grazie ad altre mamme ho conosciuto l’asilo che frequenta oggi, che sì, ha esperienza di adozione, ma quello che oggi riconosco davvero come motivo per il quale lo sceglierei ancora è racchiuso nella parola “ascolto”. Non solo l’ascolto di una mamma apprensiva ( ahimè lo sono!) ma un ascolto attivo di ogni bambino da parte della maestra e non solo. E in quell’ascolto c’è anche lo spazio che permette di esprimersi, con le proprie emozioni, in tutte le sfumature. Credo che i bambini scelgano così di raccontarsi, attraverso il loro sentire con ognuno dei 5 sensi.

Ho raccontato della nostra esperienza positiva all’asilo in questi articoli:

Quanto conta l’ascolto per stare bene a scuola? Quanto è importante il potersi esprimere liberamente?

“Una scuola aperta all’adozione”

Io spesso ascolto e cerco di apprendere, di mettermi in discussione, di sperimentare. Così la prospettiva cresce e a volte ci si accorge che occorre aggiustare le coordinate e il punto di vista matura. Ecco, a me è successo così grazie alle riflessioni, ai percorsi fatti con l’associazione Genitori si Diventa e alle letture a tema. Allora il pensiero si allarga, prende nuova forma e ci si accorge di crescere e di non stare fermi. Ho pensato di raccontarti di uno degli ultimi libri che ho letto e che mi ha aiutato a pensare alla scuola in modo diverso. Si tratta del libro “Una scuola aperta all’adozione” di Anna Guerrieri e Monica Nobile.

adozione a scuola

Di cosa parla?

E’ un testo che, a partire dalla scuola dell’infanzia fino ad arrivare alle superiori, parla di una scuola capace di accogliere, creare benessere ed essere luogo di crescita per tutti gli studenti. Tra questi anche i bambini e i ragazzi adottati, ciascuno con il proprio bagaglio “troppo pieno” o “troppo vuoto” e a volte, ma non sempre, faticoso da portare. Si parla della scuola come uno spazio-tempo fondamentale nel riconoscere la libertà ad ognuno, di raccontarsi come crede, o di non farlo se preferisce. E’ un libro che crede in una scuola che oltre ad accogliere, valorizza senza schemi precostituiti, che riconosce capacità e stabilisce un contatto vero e un ascolto efficace. E’ una scuola che cresce anche nella relazione con la famiglia.

In questo articolo, “In ascolto – 1°parte)”, voglio ripercorrere le prime tre parti del libro, in cui si parla delle Linee d’Indirizzo, della scuola dell’infanzia e della primaria.

Le linee d’Indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati

Cosa sono? Si tratta di uno strumento che promuove la scuola inclusiva, raccontando le specificità dell’adozione e mettendo al centro i bisogni dei bambini e dei ragazzi. A proposito, se sei un genitore, un docente o un dirigente scolastico ti consiglio di scaricarle per una lettura approfondita.

Le autrici nel libro le riassumono in 8 punti che riporto.

  1. Chi insegna deve sapere di adozione.
  2. I bambini adottati hanno bisogno di tempo.
  3. La gestione dei dati sensibili è affare importante.
  4. I bambini adottati non hanno tutti dei bisogni speciali.
  5. Si può festeggiare la festa della mamma e del papà? Sì, basta avere un po’ di sensibilità.
  6. L’adozione dura tutta una vita.
  7. L’insegnante di riferimento e fare rete.
  8. La formazione sul tema è necessaria e possibile.

Ciascun punto è approfondito con l’intento di fornire spunti di riflessione e strategie operative per costruire giorno dopo giorno una scuola dove ogni studente possa stare bene, ciascuno con la propria storia, con le proprie risorse e con il diritto di avere a disposizione il tempo di cui ha bisogno. Si parla del tempo per sé stessi, per sé e la propria famiglia, del tempo scolastico per apprendere e di quello sociale per sentirsi accolti nella propria unicità.

La scuola dell’infanzia

Questo argomento viene curato dalle autrici pensando sia all’adozione internazionale che alla nazionale, ma prima di tutto parlando di bambini. Ciascuno con le proprie emozioni, alcune più decodificabili, altre di meno. Alcuni con più difficoltà nelle relazioni, altri con un linguaggio verbale e corporeo tutto da scoprire. Le autrici entrano nel dettaglio della gradualità dell’inserimento, sottolineando l’importanza di un primo periodo dedicato esclusivamente alla famiglia. Inoltre, spiegano l’importanza del gioco per i bambini adottati e quindi quanto sia fondamentale la scuola materna come spazio-tempo per conoscere ed esplorare, suggerendo come talvolta può essere utile ritardare l’ingresso alla scuola elementare di 1 anno, come previsto nelle Linee d’Indirizzo.

In questo capitolo viene dedicato uno spazio anche al tema della nascita e a proposito mi ha colpito una riflessione in particolare:

La riflessione sulla propria nascita ha bisogno dello spazio della casa per essere maturata attraverso quel grande lavoro che i bambini adottati fanno con le loro mamme e i loro papà chiedendo mille volte di far finta di nascere, di ascoltare la storia del loro incontro e, tante volte, di chiedere chi era la mamma di prima…”

Ho così compreso quanto avere una maestra capace di ascoltare con occhi, orecchie e grande sensibilità, fosse importante oltre al fatto che sapesse di adozione. E in quell’ascoltare, il saper esserci. Ed è vero, che ogni volta che ci siamo trovati a parlare di nascita, lo abbiamo fatto in famiglia, perché è a casa che nostro figlio ha sempre portato le sue domande e i suoi pensieri, chiedendo e giocando a quel far finta di… in cui voleva nascere e rinascere insieme a noi. Crescendo lui, cambiano le domande e crescono anche in consapevolezza.

A proposito di consapevolezza, un altro aspetto fondamentale riguarda le diversità somatiche. Le autrici nel libro sottolineano l’importanza del percorso che i bambini fanno sin dalla scuola dell’infanzia, imparando a riconoscerle, osservando il mondo che li circonda e prendendo, ciascuno, coscienza del proprio corpo.

Ti segnalo un video di Anna Guerrieri dedicato ai bambini della scuola dell’infanzia.

La scuola primaria

In questo capitolo Anna Guerrieri e Monica Nobile affrontano il tema spinoso della storia personale, che molto spesso crea ansia, disagio e paura nelle famiglie adottive, spesso anche per metodi d’insegnamento un po’ datati e libri di testo non troppo attenti a trattare con cura temi delicati come quello della famiglia. La domanda è, come si può parlare della storia personale a scuola quando in classe ci sono bambini adottati? Che tua sia genitore o insegnante, parti da questo video dedicato all’argomento.

In questo capitolo si valorizzano la flessibilità e l’ascolto, la reciprocità, l’unicità di ciascuna storia e la narrazione attraverso percorsi sempre diversi ma possibili, pensati per tutti i bambini, per farli sentire a loro agio e senza forzatura alcuna. E poi ci sono le fatiche nello studio, i disturbi dell’apprendimento e i relativi provvedimenti legislativi a tutela del diritto allo studio di ogni bambino.

Un importante approfondimento riguarda i comportamenti più critici dei bambini, per i quali le autrici Anna e Monica forniscono delle indicazioni di lettura che facilitano l’ascolto e suggeriscono delle strategie funzionali per il benessere del bambino e della classe. Si tratta di un approccio molto concreto, che mette al centro non solo il bambino ma anche l’insegnante, al quale si chiede di porsi in ascolto e di creare uno spazio nel quale tutti si possano riconoscere e quindi tutti sentirsi parte di quella classe.

Leggere questo libro per me è stato illuminante per tanti aspetti, primo tra questi è il poter pensare che la scuola possa creare uno spazio dove ogni individuo è libero di essere e di raccontarsi, sentendosi riconosciuto nella propria unicità. Questo pensiero mi fa guardare oltre e mi fa sperare che in quello spazio possano crescere uomini e donne capaci di guardare all’orizzonte ad occhi ben aperti, di sognare e costruire strade possibili, lungo il quale camminare nel proprio futuro.

Se sei interessato all’argomento scuola e adozione puoi approfondire sul sito di Genitori si Diventa.

Nella seconda puntata di questo articolo si parlerà di come il libro parla della scuola secondaria, quale luogo fondamentale per la crescita dei ragazzi che affrontano la fase più dedicata della crescita, l’adolescenza. Intanto, ti suggerisco il libro!

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