Nel posto giusto

Abbiamo finito il primo anno di asilo. Parlo al plurale perché oltre a mio figlio, anche io ho fatto un nuovo pezzetto del nostro cammino.

Ti parlerò prima del piccoletto, alto appena 1 metro e con un’infinita voglia di esplorare il mondo che lo circonda con tutti e 5 i sensi.

Movimento e contatto

Mio figlio nei primi giorni di asilo tentava di evadere e credo che la maestra abbia dovuto farsi dei bei chilometri. Poi ha cominciato ad ambientarsi.

Durante questi mesi ha riempito di vita ogni abbraccio dato ai compagni e alla maestra e ha imparato a prendere le misure, a volte più giuste, a volte meno. Ci ha messo energia, sempre. Ha affrontato alti e bassi e con lui la maestra, che è diventata un importante punto di riferimento. In questi mesi ha scoperto il gioco in gruppo, le regole della convivenza e soprattutto nuove emozioni.

Ha scoperto l’amicizia, quella che quando la mattina vedeva arrivare il suo migliore amico ( come lo chiama), gli faceva sgranare gli occhi di felicità.

Il movimento e il contatto sono state le 2 risorse che gli hanno permesso di crescere trovando il suo equilibrio. In quel muoversi di emozioni sono nate domande importanti sulla sua nascita e momenti di crescita per la nostra famiglia.

“Mamma, ti senti pronta?”

Il primo giorno di asilo, la maestra di mio figlio, con cui avevo già avuto un primo incontro, mi fece una sola domanda. Mi chiese se io mi sentivo pronta. Fino a quel momento non ci avevo pensato fino in fondo. Stavo per affidarle mio figlio sapendo, sì che era in buone mani, ma anche che lui avrebbe dato il meglio di sé ed io non sarei stata lì a tener sotto controllo la situazione.

Dopo le prime settimane mi resi conto che potevo sopravvivere. Quando andavo a prenderlo all’uscita, era una gioia vederlo giocare con i suoi compagni. Nel mio blog post “Inizia l’asilo” scrivevo:

“E’ bellissimo vederlo giocare con gli altri bambini. – dicevo ieri alla mia amica – Lo osserverei per ore”.

Ecco la proposta per il mio inserimento di mamma un po’ apprensiva e tanto innamorata.

“Maestra, lasciatemi qui con voi per incantarmi, guardandolo giocare”.

Ci sono stati anche momenti difficili in cui il distacco, al mattino, non è stato per nulla semplice. Il piccolo in preda al pianto disperato e io che con grande coraggio dovevo voltarmi e andar via, senza guardare indietro. Uscivo con il cuore in gola. Temevo potesse vivere quella sensazione di abbandono che aveva già vissuto. Piano piano siamo stati meglio.

Non è stato sempre facile ascoltare la maestra che mi raccontava le sue piccole e grandi marachelle, la sua grande vivacità e il suo atteggiamento di sfida. E ti posso anche dire che cosa è stato importante per me, per stare meglio, senza trasmettere ansia a mio figlio.

Il grande dono

Quando un insegnante, si abbassa per guardare negli occhi nostro figlio, quando lo guarda non per osservarlo, ma piuttosto per farsi guardare, per sentirlo con tutti i suoi sensi e a sua volta farsi sentire, respirare, per noi quell’insegnante rappresenta l’intero pianeta che parla la sua voce più dolce.

Tratto dall’articolo “Allo specchio” dello psicologo, dott. Marchianò

Mio figlio ha stabilito un bellissimo rapporto con la sua maestra e posso dire che anche io ho ricevuto un grande regalo, l’attenzione. Ho potuto condividere con l’insegnante i momenti più importanti, come anche quelli più delicati in cui mio figlio era più agitato. Ci siamo confrontate passo dopo passo su cosa si poteva fare insieme e abbiamo costruito un dialogo aperto e sincero, parlando anche di adozione, ma non solo. Ho sentito autenticità e semplicità nel parlare ai bambini e dei bambini. Ho provato forte quel senso di fiducia di chi sa di trovarsi nel posto giusto.

Il tempo come risorsa

Ho imparato a prendere le distanze dall’aspettativa di adeguatezza che avevo verso mio figlio, riconoscendogli il tempo, quello che gli serviva per conoscere e riconoscere le sue emozioni. In alcuni capricci e comportamenti più estremi c’era dell’altro che andava ascoltato e affrontato insieme. Quest’anno ho sentito sempre di più, giorno dopo giorno, di essere in contatto lui.  Sento di essere cresciuta anche io, come ti ho raccontato in “Voce del vero crescere” .

Il benessere a scuola

Parlando di scuola e del posto giusto, mi sento di consigliarti il libro “Una scuola aperta all’adozione” di Anna Guerrieri e Monica Nobile. Io lo sto leggendo. Ti posso dire che già dalle prime pagine, si sente forte il pensiero che mette al centro ogni bambino, ogni ragazzo, ciascuno con in diritto di essere ascoltato, in uno spazio dove potersi liberamente raccontare. Quella scuola è il posto giusto.

 

 

Comments 3

  • Cara Sara, grazie per la citazione che fai del libro Una scuola aperta all’adozione. Hai colto perfettamente, scrivendolo il nostro pensiero era proprio quello di mettere l’ascolto degli alunni al centro dell’attenzione. Senza schemi precostituiti, perchè poi ogni essere umano, anche piccolo, ha la sua di storia da dirci, sua e soltanto sua.

    • Grazie per questo libro! Mi piace pensare ad una scuola dove ciascuno possa esprimersi completamente, che bella dimensione!

  • La scommessa è questa in effetti, una scuola che parta dalla possibilità di vedere chi la abita, che rispetti insegnanti e alunni, che permetta di dirsi e anche di scontrarsi a volte senza che questo determini fratture ma solo crescita, che permetta ai bambini e ai ragazzi di trasformarsi e trovarsi in un luogo dove poter essere se stessi e sorridere.
    Non si tratta solo dei progetti giusti, si tratta dell’aria giusta.

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