Quel dolore che andava attraversato

Questa mattina ha lavorato qualche ora al libro che sto scrivendo. E’ un progetto che sta viaggiando lentamente ma in cui credo molto. Il percorso che abbiamo fatto per incontrare nostro figlio è iniziato quando abbiamo scoperto di non poter avere figli di pancia. E’ stato un viaggio che ha lasciato il segno, che ci ha messo alla prova.

In questi giorni sto lavorando alle schede intervista che inserirò nel libro, con il contributo di professionisti esperti. Ebbene, stamattina raccoglievo le idee e ho ripensato al nostro cammino, soprattutto al mio.

Ritrovarsi a fare i conti con le proprie ferite

All’inizio avevo sottovalutato quel dolore che provavo ogni volta che vedevo una carrozzina, senza accorgermene mi ero imposta con assoluta razionalità di non vivere quelle emozioni. Le avevo soffocate, respinte, fino a quando la ferita era diventata insopportabile.

All’inizio è stata dura, mio marito alle prese con il suo dolore e io che cercavo di reprimere il mio. Tutti e due senza energie, tutti e due con il bisogno di esserci l’una per l’altro ma privi di forze. Eravamo sullo stesso treno ma avevamo scelto vagoni diversi.

Lontana da casa per sfidare il dolore

Quei mesi furono difficili. In quello stesso periodo avevo accettato una trasferta lavorativa lontana da casa. Partii sola.

Quelle settimane le ricorderò per sempre. Fu un’esperienza professionale importante che mi diede la possibilità di concentrare tutte le energie sul progetto di cui mi stavo occupando.

Fuori dall’ufficio ero sola con me stessa, con i miei pensieri, con i battiti del cuore che viaggiavano alla velocità della luce. Poi c’erano dei nuovi amici. In particolare due persone con cui nacque una bella amicizia, intensa da subito e senza spendersi in troppe parole. Una giovane donna, con lo spirito di un lupo, tanto forte e coraggiosa, quanto delicata nei sentimenti. Insieme a lei c’era lui: un uomo dagli occhi profondi dentro i quali si intravedeva quell’anima irrequieta, segnata dalle sue debolezze. Abbiamo condiviso momenti importanti, abbiamo saputo soffrire guardandoci negli occhi, essendoci comunque e senza troppe spiegazioni.

In quei giorni sentivo di voler sfidare quel dolore, avevo bisogno di sentire quanto faceva male. Sapevo di non essere sola.

Ricordo momenti dove il respiro si faceva faticoso, mi sentivo scoppiare il cuore. Allora quel caro amico mi accompagnava dove sapeva sarei stata meglio, sul Gran Sasso. Io scendevo, lui mi aspettava in macchina. Io respiravo e lui chiamava la mia amica ( la giovane donna lupo) per dirle cosa accadeva. Intanto, il cuore rallentava, le idee si schiarivano. Poi, scrivevo un messaggio a mio marito, ma per non farlo preoccupare non gli ho mai raccontato come stavo davvero in quei giorni.

Il treno continuava a correre…

Quel dolore che mio marito ed io stavamo vivendo, a centinaia di chilometri di distanza l’uno dall’altra, andava attraversato insieme.

Una galleria buia, silenziosa da far paura, poi al fondo una luce. Ci ritrovammo un sabato mattina, a casa, tra le lacrime, gli abbracci e le poche parole che ci aiutarono a ripartire.

Su quel treno eravamo insieme, in vagoni diversi a fare i conti con i cocci di un dolore improvviso e profondo. Fino a quando abbiamo ripreso a viaggiare insieme. Il treno aveva ripreso la sua andatura regolare, la strada era ancora tanta, la meta nemmeno tanto chiara. Quello che contava era essere insieme.

Ripensare al passato

Ogni tanto il pensiero di quei giorni ritorna. E’ stato uno dei momenti più difficili della mia vita, senza il quale però non saremmo mai arrivati alla nostra scelta adottiva.

Fa sempre un po’ male perché quel dolore noi lo abbiamo attraversato, invece quel mio amico è rimasto intrappolato nelle sue ombre e ha scelto il silenzio. Non c’è più. La mia amica, la giovane donna lupo, ha sofferto per lui. Io per loro. Si sono presi cura di me e io mi sono presa cura di loro per quel che ho potuto. Non è bastato!

Ci sono dolori che segnano profondamente, che colpiscono e sanno essere forti e rabbiosi. Ci vuole un po’ di coraggio per farci i conti, anche nel silenzio dei propri pensieri.

 

Comments 4

  • Sei una donna che scrive con la testa e con il cuore…all’unisono…sarà un libro bellissimo, pieno di emozioni da condividere…a presto! simonetta

  • Scrivere di queste esperienze rappresenta, a mio parere, la compensazione di quanto manca troppo spesso nelle nostre vite. Parlo della possibilità di condividere, credere negli altri, in chi ti vuole bene e ti sta vicino. Un gesto di affetto genera altro affetto, non andrà mai perduto. Francesco

    • Grazie Francesco per le tue parole significative. “Non andrà mai perduto” è senza tempo e senza spazio, rasserena i pensieri. Grazie!

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