Questioni di pancia

Continuiamo a camminare. A volte la strada è ampia, con un bel paesaggio intorno, tutto colorato e il sottofondo di una melodia allegria. Si saltella, si corre ridendo. A volte tutti e tre per mano, a volte in ordine sparso, comunque insieme. Capita anche un po’ di grigiore, sono le giornate più difficili con qualche salita e a volte qualche fatica. Poi, a volte succede che quella strada improvvisamente si stringe, diventando uno di quei fili su cui camminano gli equilibristi. Solo che lì sopra stasera c’ero io. Ti racconto come è andata.

Oggi pomeriggio in auto, nel traffico, mostravo a mio figlio il bus che prendevo per andare a scuola. Lui ad un certo punto ha esclamato: “Mamma ma quando andavi a scuola chi mi proteggeva?” ( fin qui tutto facile) e io pronta: “Amore quando andavo a scuola ancora non eri nato“. Ha continuato: “E chi mi proteggeva?“. A quel punto ho preso tempo e ho detto “Prima di nascere intendi? “.

Perdere l’equilibrio

Ha risposto: “Si mamma ti ho chiesto chi mi proteggeva”. Ho solo più detto: “Prima di nascere eri al sicuro nella pancia della mamma che ti ha fatto nascere” e lui “Non ero protetto nella pancia“.

In quel momento ho sentito il vuoto sotto i piedi. Ho cercato di non mostrare la grande paura di precipitare giù da quel filo sottile. “Secondo me nella pancia eri al sicuro, tu cosa dici?” , lui ha cambiato discorso iniziando a far pernacchie e ridere, voleva cambiare discorso.

Dopo alcune ore ho voluto riprendere l’argomento, ero pronta e in equilibrio su quel filo. “Amore ti ricordi che oggi mi hai chiesto chi ti proteggeva?“. “Sì” risponde. Io aggiungo: “Voglio dirti una cosa, mamma e papà ti proteggono sempre e sai eri protetto anche prima che ci incontrassimo. Prima di nascere eri protetto nella pancia e noi ti aspettavamo nel nostro cuore.” . La risposta è stata:

Mamma pero’ io volevo essere protetto nella tua pancia!

Così ho perso di nuovo l’equilibrio, ho cercato di rimanere in piedi e ho farfugliato qualcosa del tipo:

Anche io avrei voluto proteggerti nella mia pancia.

Non ha ribattuto, è rimasto in silenzio, con uno sguardo poco convinto. Mi sono sentita cadere da quel filo, con una risposta sbagliata. Più che altro una risposta data con la paura di sbagliare.

Insieme a camminare su quel filo

Poco più tardi a letto, pronti ad addormentarci, lui accucciato accanto a me mentre gli davo la buonanotte. Ho aggiunto: “Amore, i bimbi nella pancia stanno rannicchiati, come una conchiglia ( che esempio bislacco). Chiuditi come una conchiglia e vieni vicino a me, così ti proteggo come se fossi nella mia pancia. Non ha detto nulla, ha fatto cenno di si con la testa e ci siamo stretti in un abbraccio“. Buonanotte!

La paura di sbagliare credo non svanirà mai, su questo filo si continua a camminare. Anzi, su questa strada sono felice, anche quando si fa stretta.

Comments 2

  • Mio figlio adottato a tre anni ha voluto fare con me tante e tante volte il gioco della pancia, almeno fino all’età di sei anni. Lui si rannicchiava sotto il mio maglione o la mia maglietta e si faceva finta che…È stata una bella esperienza credo x tutto a due.

    • Ciao, grazie per avermi scritto! Mio figlio ha iniziato a fare il gioco della pancia, mettendo un peluche sotto la sua maglia. Non lo fa spesso, ma ogni tanto è un gioco che torna. E credo che continuerà ancora…sento che sta facendo dei passi in avanti nel prendere coscienza della sua storia.

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