Spazi

Da giorni continuo a pensare ad una riflessione più volte sentita sulla dimensione sociale dell’adozione. Sin dal principio, molte coppie che si avvicinano all’adozione, a volte un po’ affannate, trovano conforto nella condivisione delle emozioni con altre famiglie che stanno vivendo quel tempo incerto e faticoso. 

Spazi di narrazione

Si desidera un figlio, si desidera diventare mamma e papà e si è combattuti tra il pensiero di quel figlio che non è arrivato dalla pancia e l’idea che si possa diventare genitori di un figlio nato altrove. Viene il tempo delle prime informazioni e si ricorre a Internet per sapere come si fa ad adottare; solitamente sono le aspiranti mamme a buttarsi a capofitto nella ricerca di tutto quello che c’è da sapere. Poi, ad un certo punto scoprono i gruppi Facebook dove spesso incontrano altre donne, alcune già mamme alle prese con gioie e dolori dell’essere genitori e altre in attesa. Quello spazio virtuale diventa reale attraverso le narrazioni: le fatiche del percorso pre adottivo e dell’attesa, la felicità dell’abbinamento e del primo incontro, le paure e i piccoli passi che si fanno giorno dopo giorno nel fare famiglia, costruendo e ricostruendo continuamente.

…tempi e percorsi narrativi

Gli aspiranti genitori cominciano un percorso che da subito richiede di condividere la scelta adottiva con assistenti sociali, psicologi, giudici; si mettono in gioco, prendono le misure dei propri limiti e delle proprie disponibilità e riflettono sulle risorse che portano nel loro bagaglio individuale e di coppia. Non smettono mai di leggere e di documentarsi per sentirsi pronti e sempre più consapevoli. Spesso, consigliati da tutto il mondo intorno, frequentano altre famiglie per condividere l’attesa e a volte anche gruppi di mutuo aiuto per sentirsi compresi e meno soli.

Quel tempo incerto può durare mesi, spesso anni; quello è il tempo in cui si comincia a nutrire il legame con il figlio che si sta aspettando. Fino a quando non squilla il telefono e si diventa genitori all’improvviso. Certo, tra adozione nazionale e internazionale cambiano le dinamiche, i tempi, le condizioni, ma il desiderio di crescere un figlio matura sin dall’inizio in uno spazio sociale. L’adozione è un’esperienza che, anche dopo il primo incontro, coinvolge la famiglia allargata, gli amici e tutta quella rete reale e virtuale con cui si condividono le emozioni , quelle che esplodono dentro e trovano così lo spazio per uscir fuori.

Quanti genitori condividono la propria storia adottiva attraverso un blog o un libro? Quante madri e padri narrano sui social i successi dei propri figli, le situazioni buffe e le emozioni che vivono al loro fianco nella vita reale? Quanti figli dicono anche solo con uno sguardo che non vogliono che si parli di loro?

La mia esperienza

Nel libro Su mamma, prendimi in braccio ( Collana Genitori si diventa – Edizioni ETS) ho scritto del nostro percorso, da quando abbiamo scoperto di non poter avere figli di pancia a quando abbiamo deciso di adottare, fino all’incontro con nostro figlio. Le pagine di questo volume sono un diario della nostra storia di adozione dal mio punto di vista, dove racconto le emozioni più belle e quelle più faticose. Il libro è stato una scelta di condivisione, con l’aspettativa di poter essere utile ad altre famiglie, perché possano ritrovarsi nelle sensazioni e, se in cammino, trovare stimoli di riflessione negli approfondimenti degli esperti psicologi e nelle appendici legale e narrativa.

Ti segnalo l’articolo di recensione di Antonella Avanzini pubblicato sul blog di Genitori si diventa.

Molti lettori mi hanno detto che arrivati alla fine della storia avrebbero continuato a leggere ancora del nostro crescere insieme. A dire il vero, mentre scrivevo le pagine del libro, ho sentito di volermi spingere appena poco più in là del nostro incontro, non oltre e di sfumare poi la storia nel suo divenire naturale, quello di ogni famiglia che si conosce e riconosce giorno per giorno.

Spazi in evoluzione

Tutte le famiglie crescono a piccoli passi, attraverso un tempo che passa tra tante prime volte e la routine di ogni giorno e nuove consapevolezze. Mentre noi grandi a volte ci aggrovigliamo nei nostri stessi pensieri, i bambini imparano sperimentando, mettendo insieme causa ed effetto.

Se mi fermo a pensare al nome di questo blog “adozione in corso” mi torna alla mente il perché lo avevo scelto. Avevo pensato all’adozione come ad un pezzetto molto importante della vita dei nostri figli, una condizione che vive per sempre. Oggi, dico, non solo! Pur essendo un tassello importante a cui nel tempo viene dato significato, i bambini imparano la vita attraverso l’esperienza, dando significati a quello che accade quotidianamente.

I figli, tutti, sperimentano cosa vuol dire essere famiglia e i genitori, tutti, con loro, perché quando si diventa madri e padri ci si accorge che è giunto quel tempo in cui non si è più solo figli. Si sperimenta quell’essere famiglia nelle giornate di sole e nella tempesta, costruendo quell’armonia e quell’intimità della vita famigliare. Forse questa consapevolezza fa parte di quel portarsi i figli dentro, di quell’appartenersi che si costruisce giorno dopo giorno.

Quante volte capita di raccontarsi online, portando in pubblico dei pezzetti di sé e della propria famiglia? E così succede che portiamo fuori quello che viviamo dentro (e forse non ci si chiede nemmeno il perché), con la voglia di condividere, accendendo un piccolo faro sull’essere genitori e figli con post sui social, foto, video. A me succede e a te?

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