Tempo e ascolto non vanno in vacanza

Quanto è bello veder crescere i propri figli. Giorno dopo giorno mi rendo conto quanto il tempo e l’ascolto siano due risorse di valore inestimabile per conoscersi e riconoscersi, negli sguardi, nei silenzi, nei gesti e nelle parole.

Abbiamo trascorso una settimana al mare e ogni giorno vissuto è stato occasione per costruire qualcosa di nuovo.

Tante prime volte per crescere

Sono passati quasi quattro anni da quando ci siamo adottati ed è stata la prima volta che mio marito e nostro figlio si sono separati. Abbiamo accompagnato il papà alla stazione, perché dopo essere stato due giorni con noi al mare è dovuto tornare a lavoro. Baci, coccole, abbracci e rassicurazioni ed io che nascondevo le lacrime dietro gli occhiali da sole. Poi, dopo alcune ore mio figlio ha iniziato a contare sulle dita i giorni che mancavano al ritorno del papà.

Mentre il tempo passava, ha continuato ad entrare ed uscire dall’acqua almeno mille volte, a raccogliere pietre di ogni forma e colore, a nuotare con i suoi braccioli, a fare folli acrobazie con la zia madrina. Poi, mi veniva a chiamare per insegnarmi a nuotare, giocavamo insieme sfidando le onde e mentre correva si voltava indietro per vedere dove fossi.

Le nuove amicizie

Il nostro piccolo ometto è tanto irruente e vivace quanto dolce e affettuoso. Ha uno sguardo profondo, l’occhio furbetto e una parlantina niente male. Mi sono fermata ad osservarlo mentre si avvicinava alle bimbe chiedendo loro di giocare insieme, prendendole poi per la mano per iniziare a correre. In particolare si è affezionato ad una bambina più grande di lui di un anno. Sono diventati inseparabili, tra schizzi d’acqua, corse e giochi sulla sabbia. Mio figlio aiutava la sua amica ad entrare e uscire dall’acqua, attento e scrupoloso ( lui che di solito si muove come un piccolo tornado). Poi, ogni tanto c’era un abbraccio da far incantare tutti gli spettatori sdraiati al sole in prima fila.

Credo si siano chiesti il nome solo dopo un paio di giorni che giocavano insieme. Giunto il momento dei saluti, lei ha messo il broncio e il mio piccolo ometto ha iniziato a piangere disperato. Le separazioni sono sempre difficili. Ho impiegato un’ora a calmarlo. Mentre singhiozzava lo tenevo stretto a me e lui si aggrappava al mio collo ancora più forte. Per fortuna sono riusciti a vedersi ancora per qualche minuto più tardi e a salutarsi in un lungo abbraccio.

L’emozione più grande è vederlo conquistare la libertà

Sin dalla prima volta al mare l’ho visto correre come volesse spiccare il volo.

Amo vederlo correre libero, amo la sua voglia di respirare la vita, la sua energia, la sua grande determinazione. Amo guardarlo crescere, osservarlo mentre gioca al parco con gli altri bambini, quando si prende cura dei più piccoli con le coccole o abbassandosi per mettersi alla stessa altezza. Adoro vedere l’impegno che mette in tutto quello che fa, la sua voglia di essere indipendente. Amo altri milioni di cose di questo piccolo uomo. È graffiante a volte, intelligente, esuberante e dolce da mangiarlo di baci. È un milione di emozioni dentro poco più di un metro. E più crescerà e più ne vedremo (e sentiremo) delle belle!

Post pubblicato su Facebook,  1 agosto 2017

 

Leggendo fino a qui ti sarai accorto che non ho parlato di adozione. In questi giorni di vacanza, per la prima volta ho sentito che non ci guardavano con curiosità. Eravamo semplicemente una madre e un figlio che giocavano, che si rincorrevano, che ridevano e che a volte litigavano.

Libertà è anche poter esprimere le proprie emozioni

Li chiamo dialoghi tra madre e figlio. Come sempre abbiamo chiacchierato ma anche discusso. E ci siamo anche arrabbiati perché, aldilà dei capricci, a volte non è facile per nulla ascoltarsi e ritrovarsi. Ed è nel momento in cui sento che per riequilibrare ci vuole la giusta distanza, che le sue emozioni si fanno più ostinate, fino a quando sfinite non sentono il bisogno di pace e di ritrovarsi strette e protette in un caldo abbraccio.

Costruire il rapporto tra genitori e figli credo significhi anche darsi il tempo per trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Concederselo credo sia la giusta misura per crescere insieme. Tu cosa ne pensi?

 

 

 

 

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