Viaggio nell’adozione di un anziano signore

Questa mattina io e una mia amica abbiamo fatto un viaggio nel tempo. Lo abbiamo fatto attraverso gli occhi e le parole di un anziano signore, imprenditore e gran lavoratore. E’ stato un incontro casuale, è stato un momento speciale.

Stavamo parlando di adozione, quando ad un certo punto si è avvicinato a noi, incuriosito. Ci ha fermato e in pochi secondi ci siamo trovate a bordo dei suoi pensieri. Ci ha raccontato di avere settantasei anni e di essere stato adottato a poco più di 2 anni. Ha proseguito con la sua storia, bella e coinvolgente e di una grandezza indescrivibile.

Quando l’adozione rimane nell’ombra, tra i segreti di famiglia

L’anziano signore ci ha descritto la sua mamma adottiva come una grande donna, determinata e con un grande spirito fattivo. La sua scelta, ci ha detto, era stata forse un po’ egoistica perché era stata spinta dal desiderio di dare continuità per la sua azienda. La natura non gli aveva concesso la maternità e allora aveva lottato per poter adottare un bambino. Le leggi e le dinamiche erano diverse e così come accadeva frequentemente in passato, la mamma adottiva decise di non raccontare mai a suo figlio la vera storia. Così, l’anziano signore ci ha raccontato di aver scoperto l’adozione per caso, quando aveva circa 20 anni. Fu una questione di percezioni, ci ha confessato. Non ha aggiunto altro.

“L’adozione è un’esperienza che può funzionare davvero. Non è solo quello che racconta la cronaca”

Avevamo di fronte un uomo, che con gli occhi commossi ci stava donando uno dei più grandi segreti della sua vita. A noi, due sconosciute. Lo avrei ascoltato per ore, perché quella storia che ci stava confidando sussurrava sempre più forte un grande messaggio.

Il nostro viaggio nel tempo ci ha fatto attraversare una distesa di ricordi, che i nonni hanno la capacità di raccontare in ogni minimo dettaglio. Loro, hanno memoria di ciò che conta davvero. L’anziano signore ci ha raccontato dei grandi valori, del patrimonio di famiglia che ha accolto nel suo cuore. Gliel’ho letto negli occhi lucidi, l’ho percepito nelle sue espressioni e in ogni sua parola. La sua famiglia gli scorre sotto pelle.

Questo figlio adottivo ha portato avanti l’attività di famiglia, raccogliendo l’eredità della madre e impegnando testa e cuore in quel tesoro che sua mamma gli ha affidato. Ha continuato la sua storia, facendo qualche passo indietro nel tempo, raccontandoci l’avvincente storia di sua nonna. Anche lei, rimasta orfana da piccolissima, fu cresciuta dalla seconda moglie del padre.

Il viaggio di ritorno

Prima di salutarci, ci ha confidato di averci raccontato la sua storia come esempio positivo dell’adozione, con l’intento di darci un messaggio.

“Mia mamma mi ha trasmesso quello che sono oggi. Mi ritrovo nei valori, mi rispecchio nel suo modo di essere”.

Quell’anziano signore mi ha toccato il cuore, donandomi un’energia nuova. Ho sentito una strana sensazione di stordimento dopo il viaggio. Siamo scese da quel treno con un bagaglio carico di un tesoro inestimabile. Più di una storia, più di un pezzo di vita. Fatico a descriverla, ci provo con una parola che ho usato nel mio precedente articolo.

Appartenersi!

Avrei voluto fargli innumerevoli domande. Mi chiedo come abbia vissuto la scoperta della sua storia da adulto, mi domando se ha sentito una frattura nella fiducia verso i suoi genitori, se ha compreso, se ha perdonato, se quel nodo gli è rimasto aggrappato al cuore. Mi chiedo se è andato in cerca delle sue origini, se ha trovato la sua identità guardandosi dentro. Lì, dove continua a sentir scorrere le energie della sua mamma e dove magari, in un angolo al sicuro vive anche un pensiero per i suoi genitori di nascita.

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